COVID-19 Le iniziative di ricerca DPSS - Progetti conclusi

Progetti di ricerca con raccolta dati conclusa

  TASK FORCE per la coordinazione e sviluppo dell’insegnamento digitale

Daniela Lucangeli Prorettrice alla continuità formativa scuola-università-lavoro
Teresa Farroni,  Advisor per il Progetto "UniPadova incontra la scuola-strategie di continuità formativa sul territorio nazionale"
Ufficio SERVIZI AGLI STUDENTI – Settore orientamento e tutorato
Dipartimento capofila: Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione

Il progetto è indirizzato prevalentemente ai dirigenti e ai coordinatori dei docenti al fine di supportarli e sostenerli nell’affrontare il difficile momento attuale che impone un cambiamento nella modalità di interazione e di insegnamento all’interno della classe, favorendo il più possibile non solo l’apprendimento ma anche la socializzazione e l’interazione costruttiva fra gli studenti, senza caricare i genitori, competenti e non, di un ulteriore compito didattico oltre a quello genitoriale.

Prevede la creazione di un’equipe multi-specialista di supporto dei dirigenti e degli insegnanti per gestire e contenere, anche a distanza, difficoltà e bisogni specifici; per fornire ai dirigenti e ai docenti gli strumenti per sostenere bambini e ragazzi tutti, e in particolare chi ha difficoltà di apprendimento o disabilità. Include inoltre una formazione a distanza dei docenti: verrà realizzato un percorso di, interattivo per i docenti al fine di dare loro gli strumenti necessari per supportarli nella gestione della relazione e della didattica con gli alunni in una fase d’emergenza. Si propone l’introduzione di un insegnamento che favorisca un approccio di apprendimento costruttivo attraverso percorsi didattici di confronto, categorizzazione, classificazione, predizione di ipotesi sia attraverso stimolazioni interattive (tra due o più studenti), sia attraverso l’interazione con un esperto (ie. l’insegnante).

  L’impatto della condivisione sociale delle emozioni e del supporto sociale percepito sul benessere e la prosocialità delle persone che vivono l’emergenza Covid-19

Canale Natale, Ricercatore DPSS
Gaboardi Marta, Assegnista DPSS
Lenzi Michela, Ricercatore DPSS
Marino Claudia, Assegnista DPSS
Santinello Massimo, Professore Ordinario DPSS
Vieno Alessio, Associato DPSS

L'epidemia di coronavirus del 2019 (COVID-19) è un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale che pone una seria sfida alla resilienza psicologica delle persone. Nonostante sia stata dichiarata solo di recente un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (il 30 gennaio 2020), esistono diversi studi in letteratura sull’impatto della fase iniziale dell'epidemia di COVID-19 (e.g., il blocco totale della mobilità della popolazione) a livello psicologico (e.g., Wang et al., 2020; Ho et al., 2020). Esistono anche lavori di revisioni sistematiche della letteratura sull’impatto psicologico della quarantena e sul come ridurlo (basandosi su studi precedenti relativi al SARS, H1N1 influenza pandemic; Brooks et al., 2020). Questi studi si sono focalizzati principalmente sugli effetti psicologici negativi (sintomi da stress post-traumatico, confusione, rabbia, paura per l’infezione, noia, frustrazione, sintomi psichiatrici, sintomi di ansia e depressione). Non ci sono ancora studi che hanno approfondito il ruolo di possibili fattori che possono favorire il benessere delle persone che attualmente stanno vivendo questa condizione di blocco della propria mobilità. La letteratura sugli eventi traumatici/traumi collettivi e sul come le persone possono fronteggiarli, si è focalizzata su alcuni aspetti che possono favorire il benessere delle persone che vivono eventi traumatici/traumi collettivi, come il supporto sociale percepito (e.g., Birkeland et al., 2017; Nickerson et al., 2017) e la condivisione sociale delle emozioni (e.g., Rime et al., 2010). I traumi collettivi suscitano un'intensa condivisione di emozioni tra i membri delle comunità interessate. Per esempio, uno studio longitudinale spagnolo che ha indagato le risposte emotive dei partecipanti ad un atto terroristico del marzo 2004 a Madrid, ha evidenziato come una maggiore condivisione delle emozioni favorisca maggiormente l’integrazione sociale e la ripresa dai sintomi post-traumatici (Rime et al., 2010). Uno studio sui Tweets francesi scambiati dopo gli attacchi terroristici di novembre 2015 a Parigi (Garcia & Rime, 2019) ha permesso di evidenziare un cospicuo uso di termini lessicali attinenti alla solidarietà e alle emozioni positive. Inoltre, i comportamenti prosociali e le emozioni positive sono stati superiori nei mesi successivi per coloro che hanno contribuito maggiormente alla condivisione delle emozioni positive subito dopo gli attentanti. Alla luce della letteratura sul ruolo della condivisione delle emozioni nel modulare il benessere e la prosocialità delle persone, il presente progetto di ricerca ha come obiettivo principale quello di indagare l’impatto della condivisione sociale delle emozioni e del supporto sociale percepito (offline e online) sul benessere delle persone e sulla prosocialità. Ulteriore obiettivo è quello di individuare dei possibili fattori che possono favorire la condivisione sociale delle emozioni, come il senso di comunità e la percezione della gravità dell'evento stressate (valutazione individuale della situazione COVID-19). Questi obiettivi saranno testati empiricamente mediante l’utilizzo di una survey online che si avvale dunque di misure auto-riferite dai partecipanti.

Per partecipare alla ricerca, compilare il questionario on line al seguente link:

https://psicologiapd.fra1.qualtrics.com/jfe/form/SV_8BOobWM3QQIVqzb?fbclid=IwAR086FhqrB78SycRaoMWzTRScHnJGQWJ97RjJilmPtxLnnDBhs7E_n7-tCA

  SO-STARE IN QUARANTENA: Percezione del tempo, qualità del sonno e variabili affettive nelle famiglie al tempo del COVID-19

Di Giorgio Elisa (1), Di Riso Daniela (1), Mioni Giovanna (2) e Cellini Nicola (2)

(1) Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova
(2) Dipartimento di Psicologia Generale, Università degli Studi di Padova

Circa il 65% di tutti i casi di coronavirus documentati in tutto il mondo sono stati individuati in Cina, ma l'Italia è la nazione più colpita al di fuori dell'Asia. Al fine di limitare la trasmissione virale dell'infezione COVID-19, dal 9 marzo 2020 il governo italiano ha ordinato un lockdown nazionale, ampliando le rigide politiche nazionali di quarantena già imposte a fine febbraio per alcune città del Nord. Tali restrizioni, oltre a limitare al massimo la mobilità delle persone e il contatto sociale, di fatto impongono anche la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Per quanto riguarda i bambini, la chiusura prolungata della scuola potrebbe interferire con le abitudini di una vita sana, per quanto riguarda l'attività all'aperto, la dieta o il sonno e con l'equilibrio psicologico, influenzato dalla noia, dalla mancanza di informazioni riguardanti l'epidemia e dalla totale assenza di relazioni con i coetanei. Alla luce di questo, la presente ricerca si pone l’obiettivo di indagare e monitorare nel tempo gli effetti che il lockdown in una popolazione considerata tra le più vulnerabili, ossia le famiglie con figli dai 3 ai 10 anni di vita. Nonostante la letteratura recente descriva ampiamente l’impatto psicologico delle restrizioni legato alla pandemia del Covid-19, poco spazio è stato dedicato alle conseguenze dell’home confinement nelle famiglie e nei bambini (Brooks, et al., 2020). La ricerca si è articolata nella somministrazione di una survey on-line che ha coinvolto più di 500 famiglie sul territorio nazionale e che comprende alcuni questionari creati ad hoc, attraverso i quali viene indagato in che modo il drastico cambiamento di abitudini influenzi alcune variabili comportamentali quali la qualità del sonno e la percezione del tempo, e alcuni costrutti psicologici, come la regolazione emotiva e la capacità di autocontrollo dei bambini. Alle mamme è stato richiesto di rispondere, per se stesse e mettendosi nei panni dei propri bambini, relativamente al momento attuale e, retrospettivamente, al periodo precedente la quarantena. È previsto anche momento di follow-up, alla fine dell’emergenza. I risultati ottenuti, oltre a dare una fotografia della situazione di tali famiglie, forniranno utili informazioni al fine di implementare per esse tempestivi programmi di supporto psicologico alla fine del lockdown.

  Intelligenza emotiva, news e percezione del rischio legato al COVID-19

Sara Scrimin, Elisa Tedaldi, Noemi Orabona, & Enrico Rubaltelli

DPSS, Università degli Studi di Padova

Abbiamo condotto due raccolte dati, una appena iniziata l’emergenza (tra il 24 e il 29 febbraio 2020) e una appena dopo la decisione del governo di imporre severe misure restrittive in tutto il paese (tra il 10 e il 19 marzo 2020). Lo studio ha come obiettivo quello di verificare la percezione del rischio relativa alla diffusione del coronavirus (es., quanto è probabile essere contagiati o morire), la tendenza a riportare sintomi legati al virus (es., mal di gola, febbre, ecc.) e la decisione di mettere in atto comportamenti protettivi (es., chiamare il medico, ridurre gli spostamenti, ecc.). Inoltre, abbiamo misurato il modo in cui i partecipanti si sono informati riguardo all’epidemia (tipo e numero di fonti di informazione), la loro fiducia nelle autorità, e una serie di informazioni demografiche (es., età, genere, SES, scolarità, orientamento politico). Infine, in entrambi i casi, abbiamo misurato l’intelligenza emotiva di tratto (una misura di regolazione e percezione delle emozioni), mentre nella seconda raccolta dati è stata misurata anche l’ansia di stato. I risultati hanno mostrato che anche durante la fase più intensa dell’epidemia le persone mettevano in atto un numero relativamente basso di comportamenti protettivi. Tuttavia, come naturale, il numero di comportamenti protettivi messi in atto era più elevato nella seconda raccolta dati rispetto alla prima. Inoltre, questo valore era più elevato tante più erano le fonti di informazione che i partecipanti consultavano. Infine, nella prima raccolta dati, chi percepiva come più pericoloso il coronavirus metteva in atto più comportamenti protettivi, mentre nella seconda raccolta dati questa differenza è emersa solo per coloro che hanno bassa intelligenza emotiva. Partecipanti con alta intelligenza emotiva mettevano in atto più comportamenti protettivi indipendentemente da quanto pericoloso consideravano il coronavirus. Questa è un’indicazione che queste persone sono più propense a seguire le indicazioni provenienti dal governo e a rispettarle piuttosto che seguire i propri impulsi e far finta di niente quando percepiscono il rischio come basso. A conferma di questa conclusione, i risultati trovati nella seconda raccolta dati sono spiegati dai più bassi livelli di ansia di stato di persone con alta intelligenza emotiva che permettono loro di essere meno influenzati dalle proprie reazioni emotive e percezioni del momento.

  Il COVID-19 fa più paura se le informazioni sono presentare in formato di frequenza

Enrico Rubaltelli – DPSS, Università degli Studi di Padova
Andrea Pittarello – Psychology Department, Virginia Polytechnic and State University

Abbiamo condotto tre esperimenti (con partecipanti americani) in cui il tasso di rischio associato a diversi eventi collegati al coronavirus era espresso in formato di frequenza (1 su 10) versus probabilistico (10%). In linea con la letteratura sul tema dei formati di presentazione delle informazioni relative al rischio, in tutti gli studi abbiamo trovato che il formato di frequenza induce le persone a percepire un rischio maggiore legato al coronavirus. Per esempio, le persone intervistate sono risultate meno disposte ad accettare l’arrivo di voli da zone già colpite del virus quando il rischio era proposto come frequenza piuttosto che in forma di percentuale. Inoltre, nello studio 2, i partecipanti che vedevano le informazioni in formato di frequenza erano più disposte ad accettare un livello più alto di possibili (ma non specificati) effetti collaterali pur di poter ottenere la vaccinazione contro il coronavirus. Infine, nello studio 3, la presentazione delle informazioni in forma di frequenza ha indotto gli intervistati a giudicare il coronavirus come più pericoloso e a supportare maggiormente una serie di misure necessarie per ridurre il contagio nella loro comunità (alcune delle misure considerate erano la chiusura delle scuole, cancellare viaggi e riunioni, usare la mascherina). I risultati di questa ricerca sono di fondamentale importanza per sottolineare quanto importante sia il modo in cui le informazioni vengono trasmesse alla popolazione in modo che si renda conto dell’effettivo pericolo che si trova a dover affrontare. Inoltre, i nostri risultati mostrano che la reazione negli USA non è stata caratterizzata da intense emozioni che avrebbero dato luogo al fenomeno della negazione delle probabilità, ovverosia una generale sensazione che il rischio è molto elevato anche quando statisticamente non è così. Se così fosse stato la nostra manipolazione non avrebbe potuto funzionare. Al contrario, abbiamo dimostrato che semplici espedienti comunicativi possono essere usati in questi casi per aiutare le persone a comprendere l’effettivo livello di rischio a cui sono sottoposte.

  Effetti dell’emergenza sanitaria Covid-19 sull’organizzazione familiare degli apprendimenti scolastici: rischi e risorse

Maja Roch, Irene Mammarella, Ughetta Moscardino, Raffaele Di Cataldo e Marika Carbone

Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione

Lo sviluppo dei prerequisiti degli apprendimenti è strettamente correlato alle attività didattiche svolte a scuola e al supporto che i genitori possono fornire nel contesto domestico in termini di alfabetizzazione ai propri figli. L’attuale emergenza sanitaria Covid-19, decretando la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, ha modificato profondamente le pratiche didattiche e ha chiamato i genitori, in un momento di forte stress, a ricoprire un ruolo di primaria importanza nell’alfabetizzazione dei propri figli. Come si sono organizzate le famiglie per far fronte a questa situazione? In che modo la didattica a distanza può incidere sulla qualità degli apprendimenti dei bambini? E’ possibile identificare dei fattori di rischio e/o di protezione che giocano un ruolo nel modo in cui bambini e genitori stanno vivendo questa emergenza?
Il presente lavoro, inserito all’interno del più ampio progetto tuttora in corso denominato I.M.P.A.C.T. (Integrazione dei Migranti con Politiche ed Azioni Co-progettate sul Territorio), si propone di valutare gli effetti della didattica digitale e del maggiore coinvolgimento richiesto ai genitori nell’istruzione formale dei propri figli sugli esiti di apprendimento dei bambini. Inoltre, valuteremo se e in che misura alcuni aspetti dell’ambiente familiare (umore e stress genitoriali, senso di autoefficacia, funzionamento generale) possano incidere sull’associazione attesa tra i cambiamenti nella didattica, imposti dall’emergenza sanitaria, e gli esiti di apprendimento.
Lo studio coinvolgerà oltre 200 genitori residenti a Padova e provincia con almeno un figlio frequentante la classe prima della scuola primaria; queste famiglie hanno già partecipato al progetto I.M.P.A.C.T. (a. s. 2019-2020). Ai genitori verrà chiesto di compilare un questionario online volto a rilevare informazioni sociodemografiche, cambiamenti nelle pratiche educative in seguito alla chiusura delle scuole, funzionamento e benessere familiare, stress e autoefficacia genitoriale. Al momento della ripresa a scuola, ai bambini verranno proposte alcune prove standardizzate per valutare la comprensione del testo scritto, le abilità linguistiche (vocabolario e comprensione del testo orale) e le abilità di calcolo, che erano già state valutate all’inizio dell’anno scolastico.
I risultati potranno fornire importanti indicazioni sui meccanismi coinvolti nel successo scolastico dei bambini, in particolare nelle situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo. Inoltre, l’identificazione di rischi e risorse presenti all’interno del contesto domestico permetterà di programmare progetti di intervento per favorire la resilienza familiare e, di conseguenza, la qualità degli apprendimenti dei bambini nell’eccezionalità del momento attuale.

  Studentesse e studenti ai tempi del Covid-19

Santinello Massimo, Professore Ordinario DPSS
Gaboardi Marta, Assegnista DPSS

La nuova tecnologia offre modi nuovi e utili di esplorare la vita quotidiana dei giovani. Questa ricerca prende ispirazione dal filone dei “diari digitali” (Volpe, 2019), ossia degli strumenti che si sono dimostrati efficaci nel raccogliere dati con i giovani, partendo con il presupposto che per comprendere le loro pratiche quotidiane sia necessario usare metodi facilmente accessibili e in grado di restituire la prospettiva dei partecipanti, senza ricorrere a questionari che implicano il punto di vista del ricercatore. In questo modo i partecipanti parlano della loro vita dalla propria prospettiva. Secondo Alaszewski (2006) i “diari” sono “un documento creato da un individuo che ha mantenuto un registro regolare, personale e contemporaneo”. Negli anni sono nate diverse forme di diari (da molto semplici a particolarmente complesse) che sono stati utilizzati nella ricerca psico-sociale. Ma il diario digitale è uno strumento utilizzato da poco (Pyyry, 2013), e può essere abbinato alla fotografia come modo alternativo di usare il metodo del Photovoice (Volpe, 2019; Wang, 2000).
La presente ricerca ha lo scopo di esplorare le reazioni e l’esperienza delle studentesse e degli studenti durante la pandemia del Covid-19, in particolare quali sono gli stati d’animo connessi al dover stare a casa, lontano da relazioni sociali e attività, usando il linguaggio visuale e quello dei diari.
Per ogni sede universitaria del progetto sono stati coinvolti circa 20 partecipanti (per un totale di 120). Il compito richiesto ai partecipanti è la compilazione di un breve diario digitale quotidiano per una settimana, in cui vi sia una foto che rappresenti il loro stato d’animo accompagnata da un breve testo scritto che ne descriva il contenuto e il motivo di quella foto. La stessa attività viene ripetuta a distanza di tre settimane. I diari verranno analizzati sia per il loro contenuto fotografico che per il testo scritto allo scopo di esplorare gli stati d’animo dei partecipanti e il loro cambiamento nel tempo.
La presente ricerca, coordinata dal gruppo di ricerca del DPSS, è in collaborazione con: Gabriella Gandino (Università di Torino), Andrea Guazzini (Università di Firenze), Cinzia Novara (Università di Palermo), Fortuna Procentese (Univesità di Napoli Federico II), Tiziana Sola (Università di Chieti).

  Volontariato ai tempi del Covid-19

Santinello Massimo, Professore Ordinario DPSS
Canale Natale, Ricercatore DPSS
Gaboardi Marta, Assegnista DPSS
Lenzi Michela, Ricercatore DPSS
Marino Claudia, Assegnista DPSS
Vieno Alessio, Associato DPSS

L’epidemia di Coronavirus (Covid-19) è un’emergenza di sanità pubblica che ha una serie di conseguenze e impatti sulle comunità locali e nazionali. Una grande fascia di popolazione si è trovata improvvisamente in una situazione di difficoltà e bisogno che ha messo in difficolta i servizi sociali e sanitari delle amministrazioni locali. Per rispondere a tali esigenze si sono attivate molte forme di solidarietà e volontariato e in particolare a Padova nello scorso mese oltre 1000 persone hanno dato la propria disponibilità all’amministrazione locale per azioni di volontariato (progetto “Per Padova noi ci siamo”). Negli ultimi 10 anni sta crescendo il fenomeno del volontariato episodico, ossia di quelle persone che preferiscono mettere in atto azioni altruistiche legate però a singole situazioni o manifestazioni senza partecipare o aderire ad associazioni. I servizi sociali e le organizzazioni di volontariato devono quindi capire i bisogni e le motivazioni dei loro volontari per mantenerli. La letteratura sulle motivazioni al volontariato è molto controversa, a partire dal modello avanzato da Horton-Smith (1981) che distingueva tra motivi egoistici (limitati a quelli che riguardano tangibili vantaggi) e motivazioni altruistiche (quelle che associate a vantaggi immateriali) per giungere al modello funzionalistico di Clary et al. (1986). Se è già noto che traumi collettivi favoriscono un cospicuo uso di termini lessicali attinenti alla solidarietà, all’integrazione sociale e all’attivazione di comportamenti pro-sociali (Garcia & Rime, 2019), poco invece è stato studiato se questi atteggiamenti si trasformino nel tempo in forme di volontariato più strutturato.
Il presente progetto, svolto in collaborazione con il Centro Servizi per il Volontariato di Padova, ha l’obiettivo si capire le motivazioni di quelle persone che già hanno dato la disponibilità a svolgere attività di volontariato per la situazione di emergenza da Covid-19, e se questa esperienza si traduca in una disponibilità a continuare in futuro in forme di volontariato strutturato. Inoltre, si cercheranno di capire possibili fattori che possono favorire l’emissione di tali comportamenti, come il senso di comunità, l’atteggiamento politico, la fiducia negli altri e nelle istituzioni, la resilienza individuale e l’autoefficacia.
La procedura prevede l’utilizzo di un questionario on-line con misure auto-riferite spedito a tutte le persone che han dato disponibilità per svolgere volontariato. Inoltre lo stesso strumento sarà riproposto alle stesse persone a distanza di nove mesi per capire in che modo la propensione manifestata al tempo 1 si sia trasformata in comportamenti al tempo 2.

  Appiattire la curva del COVID-19, ovvero aumentare le azioni preventive attraverso messaggi persuasivi positivi

Lucia Mason e Sonia Zaccoletti, DPSS
Krista Muis, McGill University, Canada
Gale M. Sinatra e Neil Jacobson, University of Southern California, USA
Panayiota Kendeou e Elly Orcutt, University of Minnesota, USA
Vijnand Vantilburg e Reinhard Pekrun, University of Essex (UK).

La ricerca sulla persuasione indica che i messaggi positivi, finalizzati ad aumentare la percezione dell’importanza e valore delle azioni sociali, sono più efficaci dei messaggi negativi o neutri. Indagini recentissime su COVID-19, condotte negli US, evidenziano che i messaggi riguardanti la salute focalizzati sui benefici sociali di certe azioni, o su quelli sia sociali che individuali, sono più efficaci dei messaggi centrati solo sui benefici individuali nel sostenere l’intenzione di mettere in atto azioni preventive.  L’efficacia, tuttavia, non ha interessato le azioni dell’isolamento a casa e del distanziamento sociale che sono invece della massima importanza nell’attuale situazione di emergenza sanitaria.
La presente ricerca, di carattere cross-culturale, ha l’obiettivo di esaminare i fattori individuali che influenzano la messa in atto di varie azioni preventive durante la pandemia di COVID-19. Tramite una piattaforma online, partecipanti adulti in Canada, Stati Uniti, UK e Italia vengono assegnati casualmente a tre condizioni: (1) messaggi persuasivi positivi, (2) messaggi informativi neutri e (3) no messaggi (controllo). I fattori individuali esaminati sono le conoscenze e credenze sulla malattia, le preoccupazioni e le emozioni al riguardo. Prima e dopo la lettura dei messaggi, i partecipanti riportano le loro intenzioni di impegnarsi in una serie di misure preventive. E’ previsto un follow-up per rilevare se i partecipanti hanno effettivamente messo in atto azioni preventive e in che misura.

  Restrizioni alla mobilità ed abitudini di vita.

Sebastiano Costa, Dipartimento di Psicologia, Università della Campania Luigi Vanvitelli
Natale Canale, Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova
Nicola Cellini, Dipartimento di Psicologia Generale, Università degli Studi di Padova
Giovanna Mioni, Dipartimento di Psicologia Generale, Università degli Studi di Padova

L’isolamento sociale e le restrizioni alla mobilità sono generalmente associate a condizioni di malessere psicologico (Brooks, Webster, Smith, Woodland, Wessely, Greenberg, & Rubin, 2020), ma considerata la necessità di applicare determinate limitazioni in specifiche situazioni risulta indispensabile approfondire i processi e gli esiti di queste misure per cercare di prevenire rischi peggiori e migliorare le condizioni generali degli individui. Secondo la Self-Determination Theory (Ryan, & Deci, 2017), le variabili emotivo-motivazionali potrebbero rivestire un ruolo cruciale nella regolazione del proprio comportamento e dei processi motivazionali anche in contesti e situazioni estremamente restrittivi e controllanti. In particolare, secondo la SDT la percezione di soddisfazione dei propri bisogni psicologici di base (autonomia, competenza e relazione) è un requisito indispensabile ed universale per avere condizioni sufficienti di qualità della vita. In condizioni di isolamento sociale e di restrizione alla mobilità c’è il rischio che gli individui si sentano frustrati nei propri bisogni di autonomia, competenza e relazione e che questo abbia ripercussioni su alcuni aspetti cruciali della quotidianità come la qualità del sonno e la percezione del tempo. Tuttavia, in linea con la SDT, è plausibile anche ipotizzare che la possibilità di avere supporto sociale sia fisico che virtuale in situazioni di difficoltà possa comunque permettere di mantenere i propri bisogni soddisfatti, e quindi ridurre il rischio di esiti disadattivi. Allo stesso modo, una riorganizzazione delle proprie attività attraverso un uso funzionale dei dispositivi tecnologici potrebbe facilitare la soddisfazione dei bisogni e ridurre il rischio di malessere. Per questo motivo l’obiettivo di questo studio è quello di approfondire le abitudini di vita durante il periodo di isolamento sociale e di restrizioni alla mobilità indagando i fattori emotivo-motivazionali collegati e le ricadute nella qualità del sonno e nella percezione temporale. La ricerca sarà condotta su giovani e adulti che stanno vivendo una situazione di isolamento sociale e restrizione alla mobilità legati alle misure cautelative a seguito dell'emergenza sanitaria. Ai partecipanti verrà chiesto di compilare una batteria di questionari in riferimento al mese di febbraio ed alla situazione attuale composta da: un questionario socio-anagrafico; un questionario sull’uso della tecnologia; un questionario generale creato ad-hoc sulla percezione del tempo; Depression Anxiety Stress Scales (DASS-21); Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI; Buysse, Reynolds, Monk, Berman, & Kupfer, 1989); Horne and Ostberg morningness-eveningness questionnaire reduced (MEQr; Adan, & Almirall, 1991); Basic Psychological Need Satisfaction and Frustration Scale (BPNSFS; Costa, Ingoglia, Inguglia, Liga, Lo Coco, & Larcan,  2017); Online and offline social support scale (OAOSSS; Leung, & Lee, 2004).

Pre-print Articoli
Changes in sleep pattern, sense of time, and digital media use during COVID-19 lockdown in Italy.
https://psyarxiv.com/284mr/
Journal: Journal of Sleep Research
Acceptance Date: April 21st , 2020