Aree di ricerca

Psicologia della decisione
Lo studio delle decisioni ha una lunga tradizione soprattutto in economia dove le scelte degli agenti economici sono state studiate con una molteplicità di modelli teorici e di metodologie. La teoria economica che ha rappresentato per lungo tempo il modello centrale di analisi delle decisioni in condizioni di incertezza è la Teoria dell'Utilità Attesa (Expected Utility Theory; von Neumann e Morgenstern, 1947). Questa teoria ha subito diverse variazioni rispetto alla sua forma originaria, soprattutto a causa delle forti critiche che ha subito negli ultimi decenni. La Teoria dell'Utilità Atttesa si basa sul concetto di razionalità (più o meno perfetta) degli agenti economici ed è formalizzata in basa ad una serie di principi logico matematici che descrivono il modo in cui un decisore razionale prende una decisione. In economia, il decisiore razionale è per definizione l'homo economicus ovverosia un agente astratto caratterizzato dal fatto di essere egoista, pienamente informato (per esempio, conosce tutti gli esiti attesi delle alternative di scelta disponibili), capace di agire costantemente in favore del suo interesse personale ed in modo indipendente da ciò che fanno gli altri agenti economici (copia ciò che fanno gli altri solo quando questo è vantaggioso per lui e non perché questa strategia gli semplifica la vita).
Gli studi condotti nel settore della psicologia della decisione hanno messo in crisi la Teoria dell'Utilità Attesa dimostrando che essa rappresenta un modello normativo, ovverosia che descrive ciò che il decisore dovrebbe fare, ma non descrittivo del modo in cui gli individui decidono. In altre parole, le persone non si comportano come l'homo economicus e non decidono in modo razionale. Infatti, le ricerche condotte dagli psicologi hanno dimostrato che le decisioni delle persone non rispettano quasi mai i principi fondamentali della Teoria dell'Utilità Attesa (Khaneman e Tversky, 1974, 1979).
Le ricerche di Simon (1982; Premio Nobel per l'economia nel 1978) hanno dimostrato che gli esseri umani sono caratterizzati da ciò che questo autore ha definito "razionalità limitata". Ciò significa che le persone hanno una limitata capacità cognitiva che permette loro di svolgere solo determinati compiti la cui difficoltà non le costringe ad utilizzare tutte le loro risorse cognitive (attenzione, memoria di lavoro, ecc.). Gli studi di Simon hanno fornito lo spunto per dar vita ad un nuovo approccio al modo in cui gli individui risolvono i problemi e prendono le decisioni. Sulla scia di quanto emerso dalla ricerche di Simon, Kahneman e Tversky hanno dato vita a due filoni rivoluzionari nel campo della psicologia della decisione. Il primo filone riguarda lo studio dei processi euristici, ovverosia le strategie intuitive che le persone utilizzano per valutare le informazioni e prendere le decisioni. Questo filone di ricerca è stato definito del lavoro apparso su Science nel 1974. Il secondo filone di ricerca ha dato vita a quello che oggi è, per gli psicologi e non solo, il modello teorico di riferimento nello studio delle decisioni in condizioni di incertezza, ovverosia la Teoria del Prospetto (Prospect Theory; Kahneman e Tversky, 1979). Grazie all'impatto che questo lavoro ha avuto sullo studio delle decisioni (in particolare in campo economico) Kahneman ha ricevuto il Premio Nobel per l'economia nel 2002.
Lo studio delle euristiche decisionali ha mostrato che quando le persone devono dare dei giudizi relativi ad eventi di diverso tipo utilizzano in modo errato le informazioni presenti nell'ambiente (euristica della rappresentatività) ed anche quelle che recuperano in memoria (euristica della disponibilità). Inoltre, tendono spesso a farsi "ingannare" da informazioni che non sono rilevanti ai fini del giudizio che devono fornire (si pensi per esempio all'euristica dell'ancoraggio).
Inoltre, altri fondamentali studi condotti a partire dagli anni '70 hanno mostrato che le persone non hanno delle preferenze stabili, ma "costruiscono" le loro scelte nel momento in cui gli viene chiesto di prendere una decisione (Lichtenstein e Slovic, 2006). In altre parole, gli individui hanno delle preferenze incoerenti che variano a seconda del tipo di informazioni che gli vengono fornite (Tversky e Kahneman, 1981), del numero di alternative disponibili (Hsee, 1996) e del tipo di compito con cui si chiede di dare una preferenza (Lichtenstein e Slovic, 1971).
Gli studi più recenti hanno portato a rivalutare il ruolo che le emozioni possono avere nel modo in cui le persone prendono decisioni (Damasio, 1994; Epstein, 1994). Fino a pochi tempo fa le emozioni erano considerate come una chiara forma di irrazionalità che impediva ai decisori reali di conformarsi alle norme proposte dalla Teoria dell'Utilità Attesa. Oggi è stato chiarito che le emozioni possono certamente avere un effetto limitante nelle modo in cui le decisioni vengono prese nella realtà, tuttavia a volte possono anche avere un effetto facilitante conducendo l'individuo nella direzione migliore piuttosto che depistarlo (Affect Heuristic; Slovic, Finucane, Peters e MacGregor, 2002). Questo avviene perché le emozioni agiscono ad un livello di ragionamento inconsapevole e influenzano il ragionamento consapevole inducendo le persone a prestare più attenzione a determinate informazioni piuttosto che ad altre.
Recentemente, diversi ricercatori hanno anche affrontato il tema di come le persone percepiscono la loro felicità ed il loro benessere. Anche in questo caso i risultati hanno dimostrato che gli individui non valutano le cose in modo oggettivo, ma tendono ad usare delle euristiche ben precise (si veda, Kahneman, Diener e Schwartz, 1999). Inoltre, sembra che le persone siano piuttosto scarse nel valutare quanto si sentono felici e soprattutto a prevedere quanto si sentiranno felici in una particolare situazione futura (GIbson, 2007).
La psicologia della decisione si compone di diverse aree di ricerca. Le principali sono le seguenti:

Decisioni economiche

Decisioni mediche

Decisioni morali

Percezione del rischio